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SUMMARY:25 aprile – Contro i fascismi di ieri e di oggi
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DESCRIPTION:25 APRILE 2025 \nContro i fascismi di ieri e di oggi \nStop al 
	riarmo e fondi per casa\, salute e welfare \n\n“All’ippodromo ci sono le c
	orse domani”\nViene così lanciato dalle forze partigiane\nil messaggio in 
	codice verso la Liberazione\ndi Bologna del 21 aprile 1945\n\nNell’Ottante
	simo anno della liberazione dal fascismo\, in un contesto di\nescalation b
	ellica ormai incessante\, crediamo sia imprescindibile promuovere un\ncort
	eo cittadino del 25 aprile con una forte connotazione politica e un marcat
	o\nradicamento alle necessità dei nostri territori. La congiuntura di guer
	ra oggi\nnon costituisce una crisi fra le altre\, ma pensiamo vada intesa 
	letteralmente\ncome il campo di esistenza in cui tutte le altre crisi ries
	cono a proliferare\,\naggravarsi\, crearne di nuove. Un contesto bellico c
	he da un lato si dispone in\nmaniera disomogenea sulla superficie planetar
	ia\, agglomerando differenti poli di\nscontro in veloce cambiamento. A men
	o di non voler ricorrere a stantie\nideologie\, questa dinamica emergente 
	impedisce la formulazione di un unico\nsguardo sul caos sistemico: il Roja
	va non è l’Ucraina\, e l’Ucraina non è la\nPalestina. Non esiste un unico 
	fronte globale dove schierarsi\, di qua o di là in\nmodo lineare. Una logi
	ca di guerra\, questa\, che va rifiutata: contro l’\nimperialismo russo\, 
	statunitense\, europeo. Ci sono resistenze al colonialismo\,\nautonomie\, 
	popoli sotto il cappio del confronto tra imperialismi\, e tanti altri\ncon
	testi nei quali di volta in volta si tratta di esprimere nuove forme\npoli
	tiche di solidarietà e internazionalismo.\n\nAl contempo\, ci riduce in ma
	niera drastica l’ordine di priorità globale-locale\,\nsugli effetti materi
	ali della guerra\, generalizzando il proprio peso economico e\nsociale anc
	he su territori ancora ufficialmente non al fronte\, imponendo le\nlogiche
	 belliche anche laddove non dovesse esserci guerra guerreggiata. Alle\nnos
	tre latitudini il piano di Rearm Europe costituisce una pericolosissima\na
	ccelerazione dell’escalation bellica\, e in questi termini crediamo sia\nn
	ecessario contrastare ogni tipo di proposta sulla costruzione di un eserci
	to\neuropeo o un rafforzamento degli eserciti nazionali. Sono infatti poli
	tiche\,\nqueste\, in totale continuità con la pericolosità di manovre gove
	rnative come il\nDDL Sicurezza – divenuto all’ultimo momento DL per riusci
	re a essere approvato\naggirando gli iter burocratici –\, la Legge di Bila
	ncio promulgata a gennaio\, le\nriforme della scuola e dell’università pre
	viste per il prossimo futuro. Più\neserciti\, più austerità\, equivale ino
	ltre a una radicalizzazione di forme di\nviolenza patriarcale e transfobic
	a\, xenofoba\, suprematista. Nel regime di guerra\nall’interno del quale s
	iamo inserite\, non stupisce la pesante stretta\n“punitivista” che a più l
	ivelli colpisce. Basti pensare alla foga con cui in\nquesti giorni stanno 
	venendo attaccate qui a Bologna le esperienze di\noccupazione delle scuole
	 da parte di studenti e studentesse: non solo presidi e\npolizia\, ma inte
	ri collegi dei docenti che invocano la pena capitale contro chi\,\ncon i p
	ropri linguaggi\, decide di opporsi all’insopportabilità di questa\ncongiu
	ntura.\n\nRecente è anche la notizia del trasferimento di decine di “giova
	ni adulti” nel\ncarcere della Dozza qui a Bologna\, in un asfissiante clim
	a in cui diritti ed\nesigenze di detenuti e detenute – già allo stremo in 
	un sistema carcerario\ndisumano – sono calpestati sotto la retorica del “b
	uttare la chiave”\; con le\nulteriori strette legate al decreto Caivano\, 
	carceri già invivibili vengono rese\nora ancora più invivibili\, mentre la
	 carcerazione sempre più pesantemente\ndiventa l’unico strumento di cui qu
	esto governo si dota nell’affrontare\nqualsiasi problema sociale. Regime r
	epressivo che vediamo colpire Anan Yaesh\,\npartigiano palestinese sotto p
	rocesso per la legittima lotta di liberazione\ncontro l’entità sionista in
	sieme ad Ali e Mansour\, e denuto dallo stato italiano\nper mano dell’occu
	pante sionista. Processo che ha visto nella prima udienza\naccettare prove
	 estorte sotto torturadall’esercito israeliano e negare i\ntestimoni richi
	esti dalla difesa. Preoccupante\, e in linea con il modello\nsecuritario e
	 criminalizzante che si va via via affermando\, è quanto il governo\nMelon
	i muove sui corpi delle donne: la proposta del DDL Femminicidio – subdola\
	,\ndato che una parola come questa che riconosce il movente della violenza
	 di\ngenere viene usata per giustificare una reazione punitiva che come\nt
	ransfemministe abbiamo sempre rifiutato – punta a strumentalizzare il feno
	meno\nstrutturale della violenza patriarcale\, di cui il femminicidio rapp
	resenta solo\nla punta dell’iceberg\, in chiave xenofoba e punitivista.\n\
	nIgnorando ciò che i movimenti transfemministi affermano da sempre rispett
	o alla\nprevenzione di ogni sfumatura della violenza di genere e dei gener
	i: cioè che il\ngrado della pena non ferma il reato e non funziona mai da 
	deterrente\, e che per\nfermare questo tipo di reato le risposte sono educ
	azione alla sessualità e\nall’affettività\, risorse economiche\, reddito\,
	 servizi efficienti\, welfare\npubblico efficiente. Il modello di sicurezz
	a che intende l’attuale governo\,\navallato da quelli precedenti che hanno
	 aperto la strada a questo tipo di\npolitiche antisociali\, è uno strument
	o con cui proteggere l’attuale ordine\nsociale ed anzi\, cercare di sposta
	rlo sempre più a destra: una notizia aberrante\nuscita pochi giorni fa rig
	uarda la decisione del tavolo interministeriale sulla\n“disforia di genere
	” – svolto senza la partecipazione delle associazioni trans\n-\, secondo c
	ui si vorrebbe creare un registro nazionale di schedatura delle\npersone t
	rans che vogliono accedere al percorso medicalizzato di\nautodeterminazion
	e di genere\, accompagnato da cinque visite psichiatriche\nobbligatorie. S
	appiamo bene come il gatekeeping e la medicalizzazione forzata\,\ngià pres
	enti in certa misura nella legge 164\, riducano la possibilità di\nautodet
	erminare i nostri generi come più preferiamo\, e come la psichiatria sia\n
	sempre stata un dispositivo di potere utile a rafforzare la norma\neteroci
	spatriarcale che\, in particolare con questo governo\, si allinea con un\n
	modello di produzione e riproduzione post-fascista attraverso cui imporre 
	un\nfamilismo femonazionalista\, eurocentrico e razzista.\n\nLa città di B
	ologna negli ultimi mesi è stata oggetto di numerosi attacchi da\nparte di
	 gruppi esplicitamente neofascisti\, partitici o stradaioli\, nel\ntentati
	vo di seminare odio all’interno di quartieri popolari e attaccare\nimporta
	nti spazi di lotta come il Cassero di via Don Minzoni. A novembre li\nabbi
	amo respinti nelle fogne. Lo scorso febbraio questi gruppi hanno provato a
	\ncalpestare la nostra memoria collettiva\, organizzando delle infami rond
	e\nanti-migranti con partenza dalla Stazione Centrale\, lo stesso luogo in
	 cui 46\nanni fa i loro guru facevano detonare un ordigno che provocò 85 m
	orti e più di\n200 feriti. La risposta della Bologna partigiana (antifasci
	sta\, femminista\,\nfrocia\, antirazzista\, palestinese\, ecologista) non 
	si è di certo fatta\nattendere\, chiamando immediatamente una contro-manif
	estazione che ha reso\nimpossibile la presenza di determinati soggetti nel
	le nostre piazze: crediamo\nche questa capacità di convergere\, questo ric
	onoscerci compatte valorizzando le\ndiversità\, sia a tutti gli effetti an
	tifascismo. In un momento storico in cui\nl’offensiva padronale diviene se
	mpre più violenta e variegata\, antifascismo non\npu consistere in una pra
	tica settoriale\, statica\, ma deve farsi prassi\nmultiforme\, capace di r
	esistere e contrattaccare negli eterogenei terreni di\nlotta in cui siamo 
	presenti. Domandarci che nuove forme oggi abbiano assunto i\nfascismi e gl
	i autoritarismi\, deve essere in primo luogo uno stimolo per\ninchiestare 
	quali possibilità inedite possano fiorire per una primavera di\nlotta\, co
	ntro i regimi di guerra\, antifascista.  \n\nSiamo chiamate a opporci a un
	 mondo che fa di guerra e genocidio le proprie\npossibilità di riproduzion
	e\, che esalta le armi come proprio business\nprediletto\, che per sorregg
	ere il suo stesso peso economico ci affama e\nmarginalizza\, che o ci arru
	ola esultando per le nostre morti in trincea o\npromulga il carcere come s
	oluzione contro ogni soggettività dissidente. Per tali\nragioni crediamo c
	he il 25 aprile di quest’anno debba porsi la sfida di farci\nconvergere co
	ntro la congiuntura bellica e contro tutto ci che quest’ultima\navalla e i
	nfittisce\, porsi la sfida di farci incontrare come affini valorizzando\nl
	a ricchezza delle nostre specificità. Scriviamo questo testo a pochi giorn
	i\ndalla ripresa massiccia e incessante degli infami bombardamenti tra le 
	vie di\nGaza\, e non possiamo non dedicare tale manifestazione a chi conti
	nua a\norganizzarsi e resistere in Palestina\, dimostrando che la lotta pe
	r la\nliberazione della propria terra è più forte di qualsiasi progetto mi
	litarista ed\nespansionista. L’èntità sionsita oggi si erge un paradigma g
	lobale di dominio e\ndistruzione: fermare il genocidio e liberare la Pales
	tina non rappresenta solo\nla legittima lotta di un popolo\, ma diviene ir
	rimandabilmente una necessità\ntangibile per tutte noi.\n\nIn questi 80 an
	ni dalla cacciata dei nazifascisti dal nostro paese\, il passaggio\ntra la
	 generazione che aveva fatto la Resistenza e le generazioni a seguire ha\n
	avuto vari passaggi che confermano il fatto che l’antifascismo è dinamico 
	o non\nè. Così come lo fu nelle piazze degli anni ’50 contro la Celere del
	 ministro di\npolizia Scelba\, nelle “magliette a strisce” del 30 giugno 1
	960 a Genova contro\nil congresso del Msi e nelle occupazioni delle piazze
	 contro i comizi del\nfucilatore di partigiani Almirante. Nell’opporsi neg
	li anni ’70 in maniera\nmilitante alle squadracce nere davanti alle scuole
	 e alle fabbriche\, ai\n“sanbabilini”\, agli “ordinovisti” e agli “avangua
	rdisti nazionali”. Nella\ncontrinformazione sullo stragismo di Stato\, da 
	Piazza Fontana a Piazza della\nLoggia\, dall’Italicus al 2 Agosto 1980. Po
	i\, nel nuovo millennio\, l’opposizione\nnelle periferie delle metropoli a
	 chi era intento a scatenare la “guerra tra i\npoveri” sia che fosse in do
	ppio petto o col bomber. Nessuno spazio ai “fascisti\ndel terzo millennio”
	\, da Forza Nuova a Casa Pound a Lealtà e Azione. Le\nmobilitazioni antifa
	sciste e antirazziste degli anni 2000\, con la riemersione di\nuna soggett
	ività giovanile indisponibile al restringimento delle libertà proprio\ndel
	 securitarismo statuale. Fino ad arrivare ai giorni nostri all’antifa-Lgbt
	q+\,\nalle battaglie transfemministe e antirazziste per contrastare un ord
	ine sociale\nmachista e razzista. \n\nVogliamo welfare\, diritti\, case\, 
	verde urbano.. vogliamo tutto! \n\nContro oppressioni e violenze portate a
	vanti dai regimi autoritari\, e allo\nstesso tempo contro lo squallido pia
	no di riarmo europeo! \n\nH 10.00 PIAZZA DELL’UNITA’ 
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	scismi di ieri e di oggi&nbsp;<br>Stop al riarmo e fondi per casa, salute 
	e welfare&nbsp;</strong></p><p><em>“All’ippodromo ci sono le corse domani”
	</em><br>Viene così lanciato dalle forze partigiane <br>il messaggio in co
	dice verso la Liberazione <br>di Bologna del 21 aprile 1945</p><p>Nell’Ott
	antesimo anno della liberazione dal fascismo, in un contesto di escalation
	 bellica ormai incessante, crediamo sia imprescindibile promuovere un cort
	eo cittadino del 25 aprile con una forte connotazione politica e un marcat
	o radicamento alle necessità dei nostri territori. La congiuntura di guerr
	a oggi non costituisce una crisi fra le altre, ma pensiamo vada intesa let
	teralmente come il campo di esistenza in cui tutte le altre crisi riescono
	 a proliferare, aggravarsi, crearne di nuove. Un contesto bellico che da u
	n lato si dispone in maniera disomogenea sulla superficie planetaria, aggl
	omerando differenti poli di scontro in veloce cambiamento. A meno di non v
	oler ricorrere a stantie ideologie, questa dinamica emergente impedisce la
	 formulazione di un unico sguardo sul caos sistemico: il Rojava non è l’Uc
	raina, e l’Ucraina non è la Palestina. Non esiste un unico fronte globale 
	dove schierarsi, di qua o di là in modo lineare. Una logica di guerra, que
	sta, che va rifiutata: contro l’ imperialismo russo, statunitense, europeo
	. Ci sono resistenze al colonialismo, autonomie, popoli sotto il cappio de
	l confronto tra imperialismi, e tanti altri contesti nei quali di volta in
	 volta si tratta di esprimere nuove forme politiche di solidarietà e inter
	nazionalismo.</p><p>Al contempo, ci riduce in maniera drastica l’ordine di
	 priorità globale-locale, sugli effetti materiali della guerra, generalizz
	ando il proprio peso economico e sociale anche su territori ancora ufficia
	lmente non al fronte, imponendo le logiche belliche anche laddove non dove
	sse esserci guerra guerreggiata. Alle nostre latitudini il piano di Rearm 
	Europe costituisce una pericolosissima accelerazione dell’escalation belli
	ca, e in questi termini crediamo sia necessario contrastare ogni tipo di p
	roposta sulla costruzione di un esercito europeo o un rafforzamento degli 
	eserciti nazionali. Sono infatti politiche, queste, in totale continuità c
	on la pericolosità di manovre governative come il DDL Sicurezza – divenuto
	 all’ultimo momento DL per riuscire a essere approvato aggirando gli iter 
	burocratici –, la Legge di Bilancio promulgata a gennaio, le riforme della
	 scuola e dell’università previste per il prossimo futuro. Più eserciti, p
	iù austerità, equivale inoltre a una radicalizzazione di forme di violenza
	 patriarcale e transfobica, xenofoba, suprematista. Nel regime di guerra a
	ll’interno del quale siamo inserite, non stupisce la pesante stretta “puni
	tivista” che a più livelli colpisce. Basti pensare alla foga con cui in qu
	esti giorni stanno venendo attaccate qui a Bologna le esperienze di occupa
	zione delle scuole da parte di studenti e studentesse: non solo presidi e 
	polizia, ma interi collegi dei docenti che invocano la pena capitale contr
	o chi, con i propri linguaggi, decide di opporsi all’insopportabilità di q
	uesta congiuntura.</p><p>Recente è anche la notizia del trasferimento di d
	ecine di “giovani adulti” nel carcere della Dozza qui a Bologna, in un asf
	issiante clima in cui diritti ed esigenze di detenuti e detenute – già all
	o stremo in un sistema carcerario disumano – sono calpestati sotto la reto
	rica del “buttare la chiave”; con le ulteriori strette legate al decreto C
	aivano, carceri già invivibili vengono rese ora ancora più invivibili, men
	tre la carcerazione sempre più pesantemente diventa l’unico strumento di c
	ui questo governo si dota nell’affrontare qualsiasi problema sociale. Regi
	me repressivo che vediamo colpire Anan Yaesh, partigiano palestinese sotto
	 processo per la legittima lotta di liberazione contro l’entità sionista i
	nsieme ad Ali e Mansour, e denuto dallo stato italiano per mano dell’occup
	ante sionista. Processo che ha visto nella prima udienza accettare prove e
	storte sotto torturadall’esercito israeliano e negare i testimoni richiest
	i dalla difesa. Preoccupante, e in linea con il modello securitario e crim
	inalizzante che si va via via affermando, è quanto il governo Meloni muove
	 sui corpi delle donne: la proposta del DDL Femminicidio – subdola, dato c
	he una parola come questa che riconosce il movente della violenza di gener
	e viene usata per giustificare una reazione punitiva che come transfemmini
	ste abbiamo sempre rifiutato – punta a strumentalizzare il fenomeno strutt
	urale della violenza patriarcale, di cui il femminicidio rappresenta solo 
	la punta dell’iceberg, in chiave xenofoba e punitivista.</p><p>Ignorando c
	iò che i movimenti transfemministi affermano da sempre rispetto alla preve
	nzione di ogni sfumatura della violenza di genere e dei generi: cioè che i
	l grado della pena non ferma il reato e non funziona mai da deterrente, e 
	che per fermare questo tipo di reato le risposte sono educazione alla sess
	ualità e all’affettività, risorse economiche, reddito, servizi efficienti,
	 welfare pubblico efficiente. Il modello di sicurezza che intende l’attual
	e governo, avallato da quelli precedenti che hanno aperto la strada a ques
	to tipo di politiche antisociali, è uno strumento con cui proteggere l’att
	uale ordine sociale ed anzi, cercare di spostarlo sempre più a destra: una
	 notizia aberrante uscita pochi giorni fa riguarda la decisione del tavolo
	 interministeriale sulla “disforia di genere” – svolto senza la partecipaz
	ione delle associazioni trans -, secondo cui si vorrebbe creare un registr
	o nazionale di schedatura delle persone trans che vogliono accedere al per
	corso medicalizzato di autodeterminazione di genere, accompagnato da cinqu
	e visite psichiatriche obbligatorie. Sappiamo bene come il gatekeeping e l
	a medicalizzazione forzata, già presenti in certa misura nella legge 164, 
	riducano la possibilità di autodeterminare i nostri generi come più prefer
	iamo, e come la psichiatria sia sempre stata un dispositivo di potere util
	e a rafforzare la norma eterocispatriarcale che, in particolare con questo
	 governo, si allinea con un modello di produzione e riproduzione post-fasc
	ista attraverso cui imporre un familismo femonazionalista, eurocentrico e 
	razzista.</p><p>La città di Bologna negli ultimi mesi è stata oggetto di n
	umerosi attacchi da parte di gruppi esplicitamente neofascisti, partitici 
	o stradaioli, nel tentativo di seminare odio all’interno di quartieri popo
	lari e attaccare importanti spazi di lotta come il Cassero di via Don Minz
	oni. A novembre li abbiamo respinti nelle fogne. Lo scorso febbraio questi
	 gruppi hanno provato a calpestare la nostra memoria collettiva, organizza
	ndo delle infami ronde anti-migranti con partenza dalla Stazione Centrale,
	 lo stesso luogo in cui 46 anni fa i loro guru facevano detonare un ordign
	o che provocò 85 morti e più di 200 feriti. La risposta della Bologna part
	igiana (antifascista, femminista, frocia, antirazzista, palestinese, ecolo
	gista) non si è di certo fatta attendere, chiamando immediatamente una con
	tro-manifestazione che ha reso impossibile la presenza di determinati sogg
	etti nelle nostre piazze: crediamo che questa capacità di convergere, ques
	to riconoscerci compatte valorizzando le diversità, sia a tutti gli effett
	i antifascismo. In un momento storico in cui l’offensiva padronale diviene
	 sempre più violenta e variegata, antifascismo non pu consistere in una pr
	atica settoriale, statica, ma deve farsi prassi multiforme, capace di resi
	stere e contrattaccare negli eterogenei terreni di lotta in cui siamo pres
	enti. Domandarci che nuove forme oggi abbiano assunto i fascismi e gli aut
	oritarismi, deve essere in primo luogo uno stimolo per inchiestare quali p
	ossibilità inedite possano fiorire per una primavera di lotta, contro i re
	gimi di guerra, antifascista.&nbsp;&nbsp;</p><p>Siamo chiamate a opporci a
	 un mondo che fa di guerra e genocidio le proprie possibilità di riproduzi
	one, che esalta le armi come proprio business prediletto, che per sorregge
	re il suo stesso peso economico ci affama e marginalizza, che o ci arruola
	 esultando per le nostre morti in trincea o promulga il carcere come soluz
	ione contro ogni soggettività dissidente. Per tali ragioni crediamo che il
	 25 aprile di quest’anno debba porsi la sfida di farci convergere contro l
	a congiuntura bellica e contro tutto ci che quest’ultima avalla e infittis
	ce, porsi la sfida di farci incontrare come affini valorizzando la ricchez
	za delle nostre specificità. Scriviamo questo testo a pochi giorni dalla r
	ipresa massiccia e incessante degli infami bombardamenti tra le vie di Gaz
	a, e non possiamo non dedicare tale manifestazione a chi continua a organi
	zzarsi e resistere in Palestina, dimostrando che la lotta per la liberazio
	ne della propria terra è più forte di qualsiasi progetto militarista ed es
	pansionista. L’èntità sionsita oggi si erge un paradigma globale di domini
	o e distruzione: fermare il genocidio e liberare la Palestina non rapprese
	nta solo la legittima lotta di un popolo, ma diviene irrimandabilmente una
	 necessità tangibile per tutte noi.</p><p>In questi 80 anni dalla cacciata
	 dei nazifascisti dal nostro paese, il passaggio tra la generazione che av
	eva fatto la Resistenza e le generazioni a seguire ha avuto vari passaggi 
	che confermano il fatto che l’antifascismo è dinamico o non è. Così come l
	o fu nelle piazze degli anni ’50 contro la Celere del ministro di polizia 
	Scelba, nelle “magliette a strisce” del 30 giugno 1960 a Genova contro il 
	congresso del Msi e nelle occupazioni delle piazze contro i comizi del fuc
	ilatore di partigiani Almirante. Nell’opporsi negli anni ’70 in maniera mi
	litante alle squadracce nere davanti alle scuole e alle fabbriche, ai “san
	babilini”, agli “ordinovisti” e agli “avanguardisti nazionali”. Nella cont
	rinformazione sullo stragismo di Stato, da Piazza Fontana a Piazza della L
	oggia, dall’Italicus al 2 Agosto 1980. Poi, nel nuovo millennio, l’opposiz
	ione nelle periferie delle metropoli a chi era intento a scatenare la “gue
	rra tra i poveri” sia che fosse in doppio petto o col bomber. Nessuno spaz
	io ai “fascisti del terzo millennio”, da Forza Nuova a Casa Pound a Lealtà
	 e Azione. Le mobilitazioni antifasciste e antirazziste degli anni 2000, c
	on la riemersione di una soggettività giovanile indisponibile al restringi
	mento delle libertà proprio del securitarismo statuale. Fino ad arrivare a
	i giorni nostri all’antifa-Lgbtq+, alle battaglie transfemministe e antira
	zziste per contrastare un ordine sociale machista e razzista.&nbsp;</p><p>
	Vogliamo welfare, diritti, case, verde urbano.. vogliamo tutto!&nbsp;</p><
	p>Contro oppressioni e violenze portate avanti dai regimi autoritari, e al
	lo stesso tempo contro lo squallido piano di riarmo europeo!&nbsp;</p><p>H
	 10.00 PIAZZA DELL’UNITA’&nbsp;</p>
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